Diritti della persona

A coloro che pensano e praticano il diritto civile come fosse un museo di anticaglie, preziose quanto si vuole, ma sempre tali

…opponiamo una concezione rinnovata e anti-formalista del diritto, osservato come uno specchio della società che organizza, tale da restituire immagini concretissime e colorate della vita sociale.

In tale prospettiva nel diritto, uniforme nei suoi enunciati, anche se cangiante nell’interpretazione e nella concreta applicazione, si riflette in parte il presente della realtà sociale, in parte minore il futuro, ma soprattutto il passato, recente o remoto a seconda della prontezza del legislatore.

Per questo il civilista dovrebbe aver sempre presente il ruolo che, nel definire i diritti delle personalità, hanno le norme costituzionali che intendono garantire, sul piano costituzionale, istituti, situazioni e rapporti che riguardano i soggetti «privati», sia come individui sia come elementi di comunità intermedie, i loro interessi e la loro attività, come manifestazione di libertà e affermazione della persona.

Il professionista come il magistrato devono operare consci dell’accentuata vivacità della realtà che, nel modellare le fibre del diritto, tende ad adeguare lo strumento alle evidenze e alle esigenze dell’esperienza. Specie, trattando dei diritti della persona, emerge il ruolo preponderante del diritto vivente – l’unico che meriti effettivamente questo nome – che si forma nell’interpretazione e applicazione della legge nelle aule dei tribunali ove operiamo quotidianamente.

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Trascorrendo tra principi, disegno normativo ed esperienza, siamo in grado di cogliere quelle tracce profonde, che si formano per il gioco combinato degli enunciati normativi e delle applicazioni, in un costante rimbalzo di influssi, dall’alto verso il basso – ovvero il piano del caso e della decisione – e dal basso verso l’alto – ovvero il piano delle norme, delle clausole generali, dei concetti indeterminati e dei principi.

Difendere i diritti della persona (diritto alla libertà personale, sessuale, religiosa, alla libera manifestazione del pensiero, alla libertà di esplicazione di attività nel campo economico e privato, alla costituzione e alla partecipazione alle formazioni sociali) significa concepirli e saperli riconoscere quali forme di un diritto a poter usufruire dei diritti: un meta-diritto fondamentale e inviolabile che, nel contempo, è anche un “diritto a condizioni minime di esistenza”.

Ne è esempio l’istituto dell’amministrazione di sostegno, introdotto con la legge n. 6/2004, che si connota come nuova forma di protezione comprensiva e ‘morbida’ del soggetto debole, la quale, nel rifiutare la logica ghettizzante dell’infermità mentale tipica dell’interdizione, adatta gli strumenti giuridici alle (residue) capacità fisiche ed intellettuali, alle aspirazioni e ai bisogni concreti dell’amministrato nel contesto di un progetto di sostegno esistenziale in cui l’aspetto patrimoniale non appare più assorbente rispetto ai profili biografici e di strutturazione della persona.

A chi rivolgiamo la nostra consulenza

La nostra opera, per l’assai singolare ispirazione che trapela dalla stessa scelta della denominazione Contrajus, si rivolge a chiunque cerchi seria analisi delle fattispecie, assoluta libertà d’azione, partnership con i migliori consulenti nella materia trattata, così da conseguire pareri pro veritate, consulenza per colleghi, interventi diretti, anche processuali, a tutela delle sfere violate, ma pure predisposizione di proposte normative e formazione nell’ambito di corsi di aggiornamento professionale.